La Via del Ferro

Tracciato del percorso
E' un tratto del percorso, ripristinato dalla Comunità Montana, parte dell'antica strada che collegava la Val Menaggio con i paesi dell'alta Val Cavargna e utilizzata (XVIII - XIX sec.) per il trasporto del minerale di ferro dalle miniere dell'alta valle a Forni Vecchi per la fusione e da lì, nel porlezzese, ai magli ed alle fucine di Begna.

Giunti a Carlazzo, si attraversa il piazzale della chiesa parrocchiale e, seguendo la strada che attraversa il centro storico, si giunge alla frazione di Maggione e alla zona del maglio. Qui inizia la strada in selciato di pietra.Tratto iniziale della via del ferroIncontriamo l'ex caserma della Guardia di Finanza e, poco più avanti, passiamo il ponte in pietra che attraversa la forra in cui scorre il fiume Cuccio. Siamo sul lato destro del fiume, dove inizia la leggera salita che ci porterà a quota 650m circa in una zona ricca di latifoglie e abeti. Il frastuono delle acque spumeggianti del fiume che scorre vicino vi accompagnerà per un lungo tratto. Si costeggiano numerose vallette, dilavate da acqua di sorgente che sgorga da calcare e da tufo, si oltrepassano alcuni casolari e giungiamo ad una cappella votiva: qui la valle si restringe e possiamo osservare sul lato opposto, quasi alla stessa altezza, l'antichissima chiesetta di S.Ambrogio di Cusino.Ex caserma della Guardia di Finanza La strada inizia a scendere in leggera pendenza e giungiamo in prossimità di Ponte Dovia, dove il Cuccio di S.Bartolomeo confluisce nel Cuccio di Cavargna. Località tuttora abitata Ponte Dovia, con alcune costruzioni ristrutturate, tra cui l'antica caserma austro-ungarica (qui si riscuotevano i dazi), oggi abitazione privata è testimonianza insieme alla presenza di un maglio ad acqua, un mulino, una calcinera e depositi per il carbone, della presenza fino a cinquant'anni addietro di un abitato formatosi in funzione di attività produttive che vi si svolgevano (durate fino alla metà dell'Ottocento) e di uno sbarramento idrico tuttora esistente.Ponte Dovia Un luogo pieno di vita dove nei giorni festivi si andava a ballare il liscio nell'osteria-locanda e negli altri giorni visostavano gli "spalloni" che, dopo aver superato il confine con la Svizzera, scendevano a valle coi loro preziosi carichi di merce. Di notevole interesse sono le opere idrauliche che hanno permesso la canalizzazione delle acque del Cuccio, deviate per sfruttarne la forza motrice, un tempo utile a far funzionare il macchinario della vicina fornace (diroccata) e oggi per produrre energia elettrica. Un ardito ponte in pietra ad arco ci porta sul lato sinistro del fiume dove la strada, recentemente ripristinata, sale rapidamente ai 700m di Sora. Passiamo davanti ad una baroccheggiante edicola sacra,edicola sacra nei pressi di Sora testimonianza della fede religiosa dei valligiani, e attraversiamo il minuscolo borgo (frazione di S.Bartolomeo V.C.), passaggio obbligato della vecchia strada, che ancora conserva qualche rustico ballatoio in legno e un bellissimo fontanile. Da qui scendiamo nuovamente nel bosco, bordeggiando il fiume, lungo un tratto recentemente recuperato e messo in sicurezza dalla Comunità Montana. Il percorso facile e per nulla difficoltoso, porta in breve alla località Forni Vecchi, meta finale di questo itinerario. Qui alcune costruzioni in pietra, che potrebbero risalireal XV sec., ci ricordano un'attività industriale ormai lontana, quando operavano due grosse fucine per la lavorazione del materiale ferroso che veniva portato dall'alta Val Cavargna (per la maggior parte da una valle secondaria chiamata Val Caldera).il ponte nel tratto Sora - Forni Vecchi
Altre presentano vasti ambienti, semi crollati, usati per il ricovero degli animali. Riconoscibili sono l'impianto di un maglio, mosso da energia idraulica, e i resti di un altoforno (il primo realizzato in Val Cavargna, nel 1783, che però, a causa dell'alto costo della ghisa prodotta e per il forte consumo di carbone locale venne poi trasformato in segheria).Alcune delle costruzioni di Forni Vecchi Il luogo si presta per una lunga sosta: alcuni pratoni, una ruota di mulino abbandonata, le derivazioni dell'acqua indispensabili per l'azionamento dei macchinari, la fitta vegetazione che fa da cornice all'alveo con le pietre levigate del Cuccio, ci fanno indugiare prima di riprendere la strada del ritorno o salire per il breve ma ripido sentiero acciottolato, fino a S.Nazzaro e prendere il bus che ci porterà a Carlazzo.

Come arrivare:
Strada Statale 340bis (Regina) Menaggio-Porlezza, fino al bivio del "Ponte di Pino" dove inizia la strada provinciale per la Val Cavargna, da percorrere fino a Carlazzo. Servizio bus (linea C12) Menaggio-Cavargna.

L'itinerario:
Percorso fra acciotolato e sterrato percorribile con facilità nelle belle stagioni; qualche difficoltà in inverno a causa di neve e ghiaccio Dislivello: da 481m di di Carlazzo ai 995m di S.NazzaroV.C. Tempo di percorrenza: 5 ore, solo andata. Difficoltà: per tutti, discreto impegno fisico.

Da vedere:
Carlazzo: centro storico, "Museo Etnografico del Latte", Mulino Mambretti. S.Bartolomeo V.C.: Ponte Dovia, Sora, Parrocchiale. S.Nazzaro V.C.: Forni Vecchi, Parrocchiale.

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